| Miti & Leggende dell'Irpinia | Storie di donne | Il Vaso di Pandora   

  .:La mia voce:.

 

La censura, nella migliore delle ipotesi, è sempre figlia della cattiva coscienza
Tina Galante

 

 

 


  .:Banner:.

 

 

 

 

 


  .:Riflessioni:.

 

Irpinia senza Oro

 

Non conoscevo così bene Camillo Marino. Ieri sera (ndr:lunedì 5 giugno 2006) grazie al film di Michele Vietri, ho avuto modo di conoscerlo meglio. Sono rimasta colpita dal carisma catalizzatore di questo straordinario personaggio autoconfinatosi in un comunismo senza vie d’uscite. Nella mia mente risuona ancora la voce di suo fratello quando ne racconta la schedatura come “sovversivo pericoloso”, definizione che fa sorridere se si pensa alla sua passione/ossessione: il cinema. L’idea di Marino era che la macchina da presa avesse il potere di fruire le ideologie politiche. Il cinema, nelle sue mani, diventava uno strumento di lotta di classe. Questo suo insistere, alla lunga finì per isolarlo, e per consegnare la perla del Laceno d’Oro al destino che tutti conosciamo. La nascita, l’entusiasmo e la decadenza di un sogno è ciò che è descritto nel documentario di Vietri, al punto che si comprende cosa sia successo nel Feudo Bianco intorno ad un fenomeno rossissimo come il Laceno d’Oro. La classe politica di allora, rigorosamente democristiana, fiutò l’affaire del Festival e tentò di espropriarlo al suo pigmalione attraverso lo strumento dei fondi negati. Ma Marino preferì sacrificare la sua creatura sull’altare della coerenza piuttosto che cedere alle lusinghe di un sistema politico corrotto e corruttore. La storia si ripete. Cambiano i colori politici, ma i sistemi rimangono gli stessi. Gli irpini migliori abbandonano questa terra, perché non vogliono abbassarsi alla regola del vassallaggio e del servilismo, e i peggiori rimangono, e si attaccano a quella telefonata che garantirà loro la cura del personalissimo orticello di famiglia. Alzando la cornetta per telefonare al solito politico, questi irpini senza dignità, condannano questa terra alla mediocrità e al non/futuro. Condannano questa terra alla fuga dei cervelli. Perché l’intelligenza non potrà mai essere serva del potere!

 

Bellissima la tua nota "Irpinia senza oro", piena di uno sdegno civile che la città ha perduto ( se mai lo ha avuto).
cari saluti
Franco

  .:Recensione:.

 

19.35 Scritti dalle macerie,
una raccolta
per non dimenticare

 

19.35 Scritti dalle macerie, un titolo emblematico che cristallizza la volontà di non dimenticare un evento che ha segnato, nel bene e nel male, la storia dell’Irpinia. L’agile libriccino edito da Laceno è nato grazie alla volontà di Paolo Speranza, direttore responsabile della rivista “Quaderni di Cinemasud”, che ne ha curato la stesura. 19.35 è la prima antologia letteraria sul terremoto del 23 novembre ‘80, pubblicata in occasione del venticinquennale del sisma che colpì la Campania e la Basilicata.Nella prefazione il giornalista Antonio Zollo, originario di Atripalda, già direttore editoriale del quotidiano “l’Unità” e attualmente opinionista del settimanale “Il Salvagente” spiega il senso dell’operazione editoriale di Laceno: “Credo che – pur tra errori e manchevolezze – il giornalismo italiano abbia dato in Irpinia una delle sue prove più straordinarie. […] Quel che più colpisce oggi, rileggendo i testi di alcuni inviati, è una sorta di ingenuo stupore nel descrivere paesi e persone che essi avevano immaginato del tutto diversi da come li incontravano nella realtà”.L’antologia curata da Paolo Speranza è strutturata in tre sezioni: la prima, Fronte del sisma, propone i reportage più interessanti sotto il profilo giornalistico-letterario; la seconda, Dolore per la mia terra, riporta i testi più significativi di scrittori e giornalisti originari dell’Irpinia e della Campania; la terza, Che fare?, è dedicata agli editoriali e alle proposte per la ricostruzione formulate nell’immediato dopo-sisma. Nel libro spiccano gli scritti di alcuni dei maggiori scrittori italiani del Novecento, da Alberto Moravia, Leonardo Sciascia, a Domenico Rea; da Michele Prisco a Mario Pomicio. Spiccano, anche gli inviati di punta dei maggiori giornali, come Giuseppe Marrazzo, reporter del Tg2, Giovanni Russo del “Corriere della sera”, Corrado Stajano del “Messaggero”, Vittorio Sermonti e Wladimiro Settimelli de “l’Unità”, nonché di editorialisti come l’economista Manlio Rossi-Doria, lo scrittore Antonio Ghirelli, il critico letterario Geno Pampaloni. Notevoli sono anche gli editoriali dei direttori di tre grandi quotidiani italiani, di diverse aree culturali: Indro Montanelli de “Il Giornale nuovo”, Eugenio Scalfari di “la Repubblica”, Valerio Volpini de “L’Osservatore Romano”, e gli scritti di alcuni illustri intellettuali di origine irpina e fama internazionale, come i critici letterari Dante Della Terza e Carlo Muscetta, il latinista Antonio La Penna e il giudice-scrittore Dante Troisi.«Un quarto di secolo - sostiene nell’introduzione Speranza - è un arco cronologico sufficiente per cominciare a riflettere con distacco e senso della prospettiva storica». Ma è proprio così, oppure i responsabili politici della malaricostruzione sono ancora ad occupare le loro poltrone? In tal caso una ricostruzione fedele del dopoterremoto sarebbe inficiata da presenze ancora ingombranti. Quando si parla di terremoto, ricorda ancora il curatore, bisogna separare gli amministratori onesti che hanno agito nelle trincee per il bene della collettività, da chi, invece, ha lucrato sull’improvvisa ed inattesa pioggia di denaro pubblico piovuta sull’Irpinia. Le cose sono cambiate, certo, la nostra provincia si è arricchita di infrastrutture ed abitazioni decisamente più accoglienti, ma non è cambiata la sostanza. L’Irpinia è stata terra di emigranti e lo è ancora. Qualche decennio fa si partiva alla volta delle grandi fabbriche del nord per offrire la propria forza lavoro, adesso, invece a partire sono i laureati che ingrossano le fila di quel fenomeno noto come “fuga dei cervelli”. Tutto il denaro del terremoto non è servito a fermare l’emorragia dei giovani dalle nostre terre; non è servito a creare posti di lavoro, e questo è un segno di grande sconfitta. Chi ha governato dovrebbe fare i conti con questo stato di cose. E l’Irpinia ha perso ancora, come acutamente osserva Paolo Speranza: «C’è, tuttavia, un Sud che dopo il sisma è scomparso per davvero: quello della civiltà contadina, millenario retaggio dell’Appennino meridionale, impasto intrigante di dignità e di miseria, di fierezza e di magia; il Sud descritto ed amato da Carlo Levi e Pasolini. Anche per questo la mobilitazione collettiva degli scrittori ed artisti italiani in favore delle popolazioni dell’Irpinia, dell’Alto Sele e della Basilicata finisce per caratterizzarsi come l’ultima grande stagione della cultura meridionalista in Italia».
Tina Galante

 

 

  .:Primo Piano:.


L'Acit di Avellino
propone due seminari per traduttori

 

L’ Istituto Di Cultura Germanica - Acit di Avellino organizza due Seminari intensivi sulla Pratica della Traduzione dal/verso il Tedesco. I corsi prevedono 3 ore di lezione al giorno con esercitazioni pratiche. Il corso sarà tenuto da Andrea Wilden interprete/traduttrice presso la Commissione Europea e presso il Parlamento Europeo. Nel corso del seminario “Die Grundlagen der Übersetzungswissenschaft“, ad alcuni cenni storici sulla funzione del Traduttore e sulla teoria della Traduzione, seguirà l’analisi dei modelli comunicativi, all’uso dei dizionari, alla tipologia testuale nonché ai processi di translazione. Si consiglia la frequenza di tale corso a coloro che vogliano acquisire e/o approfondire abilità di base nel campo della Traduzione dal/verso il Tedesco. Durante il secondo seminario “Theorie und Praxis der Übersetzung von Geschäftskorrespondenz“, si esamineranno, invece, le peculiarità di un testo di ambito commerciale e si lavorerà a materiali autentici e specifici del settore. Verranno illustrate le strategie più opportune da utilizzare per rendere la traduzione dal/verso il Tedesco il più fedele possibile e soprattutto efficace, nel rispetto delle caratteristiche socio-culturali cui ogni testo - inevitabilmente - va rapportato. Si consiglia la frequenza di tale corso a coloro che abbiano già acquisito una certa esperienza nel campo “corrispondenza commerciale”. I due seminari si terranno dal 19 al 24 Febbraio 2007 nella sede dell’Istituto di Cultura Germanica Acit, presso la Casa della Cultura in Piazza Duomo ad Avellino. Per informazioni e/o iscrizioni contattare la info-line: 320 - 111 80 20 oppure telefonare al numero: 0825 - 2 29 25 entro e non oltre il 10 Febbraio 2007.

 

'AtmoSpheres'

 

La Sala da Tè ShaZa è lieta di annunciarvi 'AtmoSpheres', la nuova serie di eventi, incontri, letture che si terranno presso i locali di Piazza del Popolo 18 ad Avellino a partire da Febbraio.Si parte Domenica 4 alle ore 19.00 con l'anteprima dello spettacolo "1980 - cronaca tragicomica di un anno", di e con Paolo Capozzo.Segue Venerdì 9 Febbraio "Passeggiando e Poetando nel territorio Irpino-Sannita", incontro con l'associazione escursionistica LerKa MinerKa e il poeta errante Gaetano Salvatore.Venerdì 23 febbraio sarà la volta di "The Naked Drunk", viaggio onirico-sonoro nel mondo di William Bourroghs, ideato e realizzato da 'Jack-collettivo di oralità creativa'. Mariano Ciampi - Sala da Tè ShaZa

 

Questa è la Rivoluzione,
un successo annunciato per Di Martino

 

 

La Commedia Musicale di Mirko Di Martino “Questa è la Rivoluzione” non ha deluso le aspettative. Presentata al Teatro Carlo Gesualdo, in prima assoluta il 30 dicembre 2006, l'opera si è rivelata piacevole, fruibile, completa e ricca di spunti di riflessione emergenti da dialoghi rapidi e al tempo stesso significativi. La storia è ambientata in un piccolo villaggio irpino contaminato dai moti del 1799, in eco agli ideali di uguaglianza, libertà e fraternità promossi in Europa dalla rivoluzione francese. Tutto ruota intorno alla figura di un venditore di "sogni", tal Girolamo detto il Turco, al quale l'autore fa dire, in risposta alla domanda «ma è una truffa!», «No. E' politica!», che compie un doppio viaggio: esteriore ed interiore. Girolamo si trova suo malgrado coinvolto nei giochi rivoluzionari e nella conseguente proclamazione della Repubblica da parte dei simpatizzanti giacobini. Su questo filo si innestano colpi di scena sapienti e situation comedy, e per rendere più ingarbugliata la matassa si frappone una improbabile storia d'amore tra una giovane nobile con simpatie giacobine e l'abile truffatore. Il Turco entra in crisi, comincia a desiderare una vita piena di significato, diversa da come l’ha condotta fino ad ora, e avverte nella presenza dei moti rivoluzionari la sua ultima possibilità di riscatto. Intanto l’esercito della Santa Fede guidato dal Cardinale Ruffo muove per spegnere la ribellione in un bagno di sangue. E come nelle migliori storie non poteva mancare il lieto fine: il Bene trionfa sempre. Nel segno della Croce viene imposta la restaurazione: è il trionfo dello Status Quo e del potere costituito. La rivolta è soffocata e i colpevoli verranno giustiziati. L’abito porporato insignito del potere divino non mancherà di clemenza laddove lo riterrà opportuno. La grandezza del Di Martino sta nell’aver individuato in linea di massima il momento politico che si respira in ambito nazionale ed internazionale contemporaneo. L’autore irpino ha colto il clima di grande restaurazione che serpeggia per il mondo, e l’ha riproposto in un contesto storico lontano. Al di là di qualche problema tecnico legato ai fruscii dell’audio lo spettacolo si è rivelato di ottima qualità. Tutti bravi e credibili gli attori che hanno recitato, a tratti, in un dialetto locale raffinato e comprensibile. Bravi anche i ballerini, i cantanti e le comparsi. Va detto che le musiche sono tutte originali e composte per l’occasione dal Maestro Buonavita. L’opera, nella sua interezza è stata portata a termine da irpini attraverso lo sforzo sinergico di molteplici personalità talentuose. www.questalarivoluzione.it
Tina Galante

 

Dal 1657 si rinnova l'antica tradizione:
Notte dei Falò a Nusco

 

Nusco (Avellino) – Dal 1657 è la festa più attesa dell’anno, un rito antichissimo che puntualmente si rinnova con una magia che viene da lontano e che ogni volta affascina e stupisce chi assiste alla suggestiva manifestazione.Il 13 gennaio torna la Notte dei Falò, notte di tradizione e sapori, di enogastronomia d’eccellenza e di musica. Che, quest’anno, affonda le mani nella terra, raccogliendo note antiche delle tradizioni etniche e contadine, trasformando lo splendido centro storico di Nusco – uno dei cento borghi più belli d’Italia – in un grande laboratorio di musica etno-popolare.L’importante manifestazione, che da quasi quattro secoli segna l’inizio del Carnevale, è promossa dal Comune di Nusco con il patrocinio della Comunità Montana Terminio Cervialto e, grazie all’impegno del consigliere provinciale Giuseppe De Mita, della Provincia di Avellino.L’evento comincerà alle ore 16 del 13 gennaio, con l’arrivo degli Sbandieratori di Cava, che animeranno le strade del borgo partendo dalla bella Cattedrale di Sant’Amato.Momento più atteso è quello delle ore 18, quando il sindaco di Nusco, Giuseppe Del Giudice, come da tradizione accende con le proprie mani il primo falò. Un simbolo che segna l’inizio della festa: l’accensione di quindici enormi fuochi, rito accompagnato dall’esplosione di suggestivi fuochi pirotecnici, che illuminano a giorno l’intero centro storico. Per ogni via del borgo c’è un grande falò, preparato con cura dagli abitanti della zona, che passano le giornate precedenti a raccogliere la legna e preparare l’evento.Piazzetta Trinità, Piazza De Sanctis, Piazza Sant’Amato, Piazza Nunzio Maria Della Vecchia, Largo San Donato, Villa Nuova, Piazzetta Sant’Eustacchio (dove ha sede il Parco Regionale dei Monti Picentini), via Roma, piazza Natale e Porta Molino: un unico borgo per tante grandi feste da scoprire.Per ogni falò ci saranno diversi stand gastronomici, che offriranno ai visitatori – migliaia ogni anno – le specialità irpine preparate secondo le ricette dell’antica tradizione irpina: salsicce alla brace, castagne sul fuoco, cecaluccoli (i tipici cavatelli), maccaronara, lagane (tipo tradizionale di pasta) e fagioli, carne alla brace, formaggi e naturalmente i pregiati vini della zona, dall’Aglianico al Taurasi Docg. La tradizione lascia però spazio anche alle novità, come la carne argentina preparata con cura al fuoco dei falò.Vera novità dell’edizione 2007 della Notte dei Falò è la musica. Dopo i grandi nomi che si sono esibiti nelle precedenti edizioni della manifestazione di Nusco, quest’anno si è scelto di creare un vero e proprio laboratorio etno-popolare, che unirà le tradizioni musicali dell’Irpinia con quelle del Salento e della Calabria, fino ad arrivare all’Africa e all’India.In cinque angoli diversi del borgo di Nusco si esibiranno cinque gruppi, uno per ogni ora, a partire dalle ore 19,30. In piazza De Sanctis ci saranno i Namu World’s Percussion, l’unico gruppo che unisce i ritmi di Paesi pionieri nelle percussioni - Cuba, India, Egitto, Burkina Faso, Senegal, Italia – grazie ad un’attenta ricerca sulle varie culture etniche. Musicisti e ballerini di diversa provenienza che uniscono le loro esperienze artistiche utilizzando strumenti e costumi tradizionali, proponendo una fusione di ritmi africani, caraibici, mediterranei e indiani con brani originali.Di scena ancora i Niuri Te Sule, che porteranno a Nusco i canti e gli incanti della Taranta Salentina, con testi tradizionali cantati in dialetto salentino: melodie d’amore ma anche di lavoro, che rimandano ai tempi più lontani in cui le donne cantavano nei campi e gli uomini inventavano nenie e serenate. Il ritmo dei tamburelli si fonde con le linee melodiche di violino, mandola, mandolino, organetto ed armonica creando un magma sonoro caldo che arriva dritto nella mente di chi lo ascolta. Voci e chitarre poi completano il tutto dando così forma ad una ensemble ricca di strumenti.In Largo San Donato si esibiranno i Vottafuoco, gruppo che segue la scia tracciata dalla Nccp per la riproposizione dei canti della tradizione popolare campana-pugliese. Oltre a riproporre brani della tradizione contadina-pastorale - tarantelle, pizziche, tammurriate – i Vottafuoco sono anche autori di brani originali ispirati alla tradizione stessa, senza tralasciare la contaminazione con la musica moderna, realizzando arrangiamenti e produzione di brani che si uniscono con le sonorità e gli stili musicali più recenti utilizzando anche strumenti non propri della musica tradizionale.Tarantella e musica popolare irpina saranno invece di scena in piazza Nunzio Maria Della Vecchia con i Chiave Folk 2000 e in via Roma con Achille e il suo Complesso.Oltre ai cinque appuntamenti fissi, ci saranno altri tre gruppi di musica itinerante che porteranno nei vicoli del borgo la musica popolare del Sud.Infine, in piazzetta Trinità, per tutta la serata suonerà un duetto di chitarra e mandolino.Per l’occasione quest’anno sarà inoltre aperto un antico palazzo del centro storico, Palazzo Del Sordo, situato in piazza Sant’Amato e, nei locali sottostanti, saranno realizzate delle botteghe di artigianato locale, dove verranno illustrate le antiche lavorazioni del luogo, dalla pietra ai cesti intrecciati.Sarà aperto al pubblico anche il Palazzo Vescovile, dove la Comunità Montana Terminio Cervialto presieduta da Nicola Di Iorio illustrerà le attività e i progetti dell’ultimo anno, dagli eventi negli Usa e in Russia fino al Borgo dei Filosofi da poco concluso, oltre ad allestire punti informativi e mostre fotografiche del territorio. In programma anche laboratori di degustazione sul vino e sulla cioccolata, in collaborazione con l’Ais – Associazione Italia Sommelier - di Avellino.La Notte dei Falò sarà anche l’occasione per inaugurare la Vetrina del Territorio, situata nei locali dell’ex ufficio postale e gestita dall’associazione “Nusco Arte”. Al taglio del nastro saranno presenti il sindaco Giuseppe Del Giudice e il presidente della Comunità Montana Terminio Cervialto Nicola Di Iorio, che illustreranno le tradizionali lavorazioni dei tessuti, come il tombolo e l’uncinetto.Oltre agli stand enogastronomici presenti ad ogni falò, in piazza Natale si ritroveranno le aziende del territorio per esporre i propri prodotti. Ci sarà anche il Mercatino Biologico con i prodotti certificati, dai formaggi al pane, fino al miele, le melanzane e le castagne.La Notte dei Falò nasce a Nusco nel 1657 quando, per allontanare la peste, venivano accesi fuochi lungo le strade del borgo. Oggi l’antica manifestazione, che segna l’inizio del Carnevale, rappresenta un’occasione di valorizzazione dello splendido centro storico irpino e una vetrina per le produzioni tipiche di qualità.Per la notte più importante dell’anno si attendono anche per questa edizione migliaia di visitatori, per un evento dal sapore fiabesco che, da Santa Croce fino al punto più alto del borgo, illumina uno dei centri storici più belli d’Italia.
Diana Cataldo

 

Nasce "Un posto nel mondo"
cooperativa sociale di tipo B

 

Montemiletto (Avellino) – Incontro dibattito per presentare la società cooperativa sociale di tipo B “Un posto nel mondo”. Domani (22 dicembre), alle ore 16, presso la Sala Impero di via Roma, a Montemiletto, i massimi esponenti della sanità provinciale e regionale prenderanno parte all’appuntamento sul tema “Disabilità e sviluppo locale partecipato e sostenibile”, promosso da Regione Campania, Comune di Montemiletto, Asl Av1 e cooperativa “Un posto nel mondo”. Dopo i saluti del sindaco di Montemiletto, Eugenio Abate, interverrà Luisa Di Blasi, presidente della cooperativa “Un posto nel mondo”, che presenterà la società, le connotazioni della cooperativa, finalità e obiettivi. A seguire interverrà Emilio Fina, primario psichiatra dell’Asl Av1 e referente aziendale del progetto regionale, e Nicola Di Iorio, presidente della Comunità Montana Terminio Cervialto, che illustrerà il ruolo del partenariato. Infine Rossana Pasquino parlerà dell’ipotesi di progetto di sviluppo.

 

L’ANNATA 2003 DEL TAURASI DOCG
CONQUISTA LE TRE STELLE

 

Un giudizio praticamente compatto sulla nuova annata del Taurasi Docg. Tre stelle – su un massimo di cinque – è stata la valutazione della commissione composta da circa quaranta giornalisti del vino provenienti da tutta Italia e anche dall’estero, che dopo aver degustato 43 campioni dell'annata 2003, commercializzabile dal 10 dicembre 2006, hanno espresso la propria opinione, che è risultata unanime.Se alcuni vini in degustazione si sono collocati ad un livello di eccellenza, la qualità media dei Taurasi 2003, anche alla luce delle valutazioni ottenute dalle annate vicine, ha suggerito a quasi tutti i giornalisti presenti di optare per le tre stelle, vale a dire annata buona. Un dato sintetico, da interpretare come sempre in maniera dinamica e che verrà verificato nel tempo, che sembra essere figlio soprattutto della difficile vendemmia di riferimento. Il caldo e la siccità dell'estate 2003 si sono fatti sentire anche in Irpinia e non si poteva probabilmente fare di più. Alla luce di quanto assaggiato in altre zone, molti rappresentanti della stampa specializzata avevano aspettative non particolarmente incoraggianti e le tre stelle vanno interpretate come un risultato estremamente positivo. Nel corso dell'incontro-dibattito tra giornalisti e produttori è stato più volte sottolineato come l'annata 2003 in Irpinia si sia dimostrata, nonostante i limiti, una delle migliori opzioni disponibili in Italia rispetto a questo millesimo. Tutti d'accordo sul fatto che non sono presenti, come invece viene rilevato in altre zone, sensazioni di surmaturazione e cottura in vini che evidenziano inoltre strutture di tutto rispetto. Ciò che quasi per tutti è mancato, invece, è stata l'impressione di una piena complessità e di un elevato potenziale di invecchiamento, soprattutto in rapporto ad annate più equilibrate e austere come la 1999 o, come sembra, la 2004 e la 2005.La valutazione della commissione è stata espressa durante il convegno in programma per la quinta edizione di “Anteprima Taurasi” - promossa ed organizzata dal Consorzio di tutela Vini d’Irpinia, in collaborazione con Regione Campania – Assessorato all’Agricoltura e Attività Produttive, Provincia di Avellino, Comunità Montana Terminio Cervialto, Camera di Commercio di Avellino, Comune di Taurasi, Terre Antiche del Nocciolo, Borgo Terminio Cervialto, Banca della Campania, Matos, Ais Campania – Delegazione di Avellino - che ha visto il proficuo confronto tra operatori del settore e giornalisti specializzati, che non hanno fatto mancare i propri suggerimenti per migliorare sempre più un prodotto che viene però ancora una volta confermato come uno dei migliori rossi d’Italia. Giudizio positivo anche per il comprensorio e per la qualità che riesce ad esprimere, consolidando le realtà produttive esistenti e dando il benvenuto a nuove aziende che contribuiscono a rafforzare la filiera. Straordinario anche il successo della parte aperta al pubblico della giornata, che ha visto oltre mille persone in fila per partecipare alla degustazione e visitare il Castello di Taurasi.“Al di là delle stelle – ha affermato il sindaco di Taurasi e presidente del Consorzio di Tutela dei Vini d’Irpinia, Antonio Buono – dietro il nostro migliore prodotto c’è il grande entusiasmo dei produttori, che si nota dal trend di crescita del numero di aziende che si registra negli ultimi dieci anni. Il territorio si muove e ha voglia di esprimersi e affrontare con coscienza i mercati”. La qualità media del prodotto continua ad elevarsi secondo il presidente della Comunità Montana Terminio Cervialto, Nicola Di Iorio, chiamato in causa come sommelier e grande appassionato di vino. “La valutazione sulla crescita del territorio – ha affermato – rappresenta un grande vantaggio competitivo, ed è un riconoscimento a chi in questi anni ha lavorato per la crescita del comparto. Senza contare la certezza che questo dato fornisce all’imprenditoria locale, sicura di poter lavorare in una cornice di grande tranquillità”. Anche la Regione si sta spendendo per questo territorio, come ha sottolineato Alfonso Tartaglia, direttore dello Stapa Cepica di Avellino, attraverso gli investimenti dei Por “che hanno messo in risalto la necessità di intercomunicazione tra settori produttivi. Altro dato interessante è il lavoro che si sta facendo per la rifunzionalizzazione delle cantine e per la ristrutturazione dei vigneti”.Non ha nascosto un pizzico di delusione Roberto Di Meo dell’azienda Di Meo, primo produttore ad aprire gli interventi: “Aspiravo alle quattro stelle”, ha ammesso. E gli ha dato ragione Roberto Farchioni, direttore di “Acqua Buona”, uno dei due giornalisti ad assegnare le quattro stelle all’annata. “Nella mia terra, la Toscana, l’annata 2003 è stata un flagello, con cadute di profumi e blocchi della maturazione. In Irpinia mi sembra invece che questo non sia avvenuto. L’impianto generale del vino è buono, fatta eccezione per qualche nuova cantina il cui prodotto tende a sbandare. Il limite è una certa tendenza al finale corto, con vini che non si distendono bene e terminano in modo tronco, limite che, per l’annata 2003, si registra praticamente in tutta Italia”.Una maturazione senza dubbio difficile, come ha affermato Gigi Brozzoni, curatore della Guida Veronelli, spesso con tannini un po’ acerbi e lievi scompensi. “Ma non ho notato – ha affermato – l’effetto cottura degli aromi, forse grazie all’altitudine di queste zone. L’annata è difficile ma nonostante questo la maggior parte delle aziende ha tradotto la vendemmia in vini abbastanza buoni, anche se con qualche incertezza. In casi dove la gestione della vigna è così difficile, portare a casa uve equilibrate non è semplice. La speranza è che questo rappresenti un bagaglio per le annate successive, affinché possa crescere il valore di una denominazione importante per il Sud, con un passato noto che però resta ancora un vino poco bevuto”.Una vendemmia che ha fatto penare i produttori, come ha sottolineato Clelia Romano di “Colli di Lapio”, anche se il prodotto, secondo Barrasso dell’omonima azienda agricola, non è affatto da bocciare. Una zona che, in sintesi, “comincia a farsi rispettare”, come ha affermato Gianni Fabrizio, vice curatore di Vini d'Italia di Gambero Rosso-Slow Food. “Per godere di una maggiore conoscenza sui mercati manca ancora quell’insieme molto ampio di produzione qualitativa, ma il territorio sta lavorando e sta mostrando di avere enormi potenzialità. In questi vini c’è freschezza anche se manca un po’ di complessità e profondità. Le migliori espressioni, però, sono senza dubbio nel gotha dei vini italiani”.Per l’annata 2003, secondo Gaetano Pascale, responsabile regionale di Slow Food, di più non si poteva proprio fare. “I vini non sono cotti e c’è una buonissima freschezza. I produttori hanno saputo lavorare bene in condizioni difficili. Comincio però a trovare il Taurasi più moderno, sempre meno legato alla tradizione, sensazione che ho ritrovato anche nelle aziende giovani”. “C'è qualche Taurasi che ha poco di Taurasi” aggiunge Ugo Baldassarre di “Tigullio Vino”. “Troppi profumi, effetto legno, note balsamiche che ne fanno un prodotto un po’ troppo internazionale”.C’è anche chi, come Stefania Vinciguerra, direttrice di “Euposia”, ha sottolineato l’importanza della realtà da un punto di vista qualitativo. “Se esistono tante aziende, significa che ci sono persone che credono in questo settore e nel suo sviluppo. E’ importante quindi muoversi insieme, perché alla fine il Taurasi e il territorio crescono insieme”.Valutazione difficile, in sintesi, per Richard Baudains di “Decanter”. “Ho sentito vini che hanno saputo interpretare in modo positivo l’annata, altri che hanno pagato il dazio del calore e che risultato un po’ corti nel finale. Non restituendo quel dinamismo che ci si aspetta dal Taurasi”. “Alcuni vini – ha affermato la giornalista americana Carla Capalbo – meritavano davvero le quattro stelle, così come alcuni non arrivavano a tre”.Per Maurizio Paolillo di “Porthos” serve una strategia complessiva per la promozione di questo prodotto. “Va creata un’immagine del territorio, che sta crescendo ma che avrebbe bisogno di un po’ di coraggio in più, di osare senza rimanere legati alle proprie sicurezze. Il Taurasi deve continuare ad essere Taurasi e deve imporsi come tale e non come qualcosa che gli somigli”. “Perché questo vino – gli fa eco Luciano Scarzello di “Enopress” – a poco a poco sta decollando. In Piemonte, da dove vengo, in molti casi si è seguita la strada più breve per mercati già costituiti. Spesso è il mercato ad imporre le regole, ma per il Taurasi è assolutamente importante non seguire le mode e rimanere legati alle proprie caratteristiche”.Le conclusioni sono state affidate a Piero Mastroberardino che, tra rischio di internazionalizzazione e poca espressività da parte di alcune aziende, sottolinea l’importanza di essere in tanti. “Siamo lieti – ha affermato – di poter presentare 36 Taurasi diversi tra loro piuttosto che sei vini eccellenti. E’ più facile parlare di vino essendo in tanti e soprattutto parlare di un vino conosciuto già nel 1893, come si legge in una pubblicazione sui protocolli del vino pugliese. La nostra storia non è cominciata ieri mattina e oggi ci fa piacere poter presentare una compagine, tra cui ci sono anche le istituzioni, che sono qui e spendono per questo prodotto, anche se sul grado di istituzionalizzazione dei distretti locali non è stata ancora aperta una seria riflessione. Questo sistema è in fase di rilancio e di riscoperta e tocca a noi fare lo sforzo di interpretarlo”.Ora naturalmente si attendono le prossime annate, 2004, 2005 e 2006, serie candidate al raggiungimento del traguardo delle cinque stelle. Valutazione di eccellenza che, a furor di popolo viene assegnata a due anni di distanza alla vendemmia 2001, millesimo di razza e carattere che ha saputo conquistarsi sul campo quella stella che in una prima fase non era riuscita ad aggiungere. Un segnale importante ed incoraggiante che chiarisce una volta di più lo spirito e il ruolo di un'iniziativa come Anteprima Taurasi, rampa di lancio per uno dei più importanti rossi italiani, punto di passaggio obbligato per i tanti appassionati vogliosi di incontrarlo e viverlo.

 

“Quotidianamente” e “Parlami di T(h)e”,
due iniziative culturali

 

stata presentata l’8 novembre, presso la Sala Grasso di Palazzo Caracciolo, la Rassegna “Quotidianamente”, performance tra poesia e teatro, promossa dall’Associazione Segninversi in collaborazione con l’Assessorato alla Cultura e Turismo della Provincia di Avellino e la Comunità Montana Serinese-Solofrana. All’incontro hanno preso parte Domenico Cipriano e Raffaele Barbieri, entrambi direttore artistico dell’iniziativa per la sezione poesia; Luigi Frasca, direttore del Teatro d’Europa di Cesinali; e Enzo Marangelo direttore artistico della manifestazione per la sezione teatro; ha moderato la conferenza in rappresentanza dell’Associazione Segninversi Carmine Ciccarone. Assenti i rappresentanti istituzionali. L’evento culturale propone appuntamenti a cadenza settimanale che hanno avuto inizio giovedì 9 novembre e si protrarranno sino all’8 febbraio 2007. Le performance tra poesia e teatro, accompagnate da degustazioni di prodotti tipici, si terranno presso “Gusto” in Via Luigi Amabile, ogni giovedì, alle ore 21. L’iniziativa culturale si propone di promuovere e diffondere la cultura irpina e campana attraverso un confronto diretto con il pubblico, e di offrire agli artisti esordienti un momento di visibilità. Tra gli incontri previsti segnaliamo gli appuntamenti con il teatro il 30 novembre in compagnia del Teatro Ateneo, il 21 dicembre con la messa in scena de La cantatrice Calva ad opera degli Hypokrites, e “Confronto Rosso” una sorta di teatro interattivo incentrato sul rapporto di coppia, diviso in due appuntamenti: il 18 gennaio e l’8 febbraio 2007. Interessante l’incontro di “Libera poesia” previsto nella serata dell’11 gennaio ed aperto al pubblico che potrà esibirsi liberamente nella lettura delle proprie composizioni. Per partecipare è necessario contattare gli organizzatori inviando una e-mail a stradepoesia@libero.it
Tra gli ritrovi con i poeti del nostro tempo c’è da segnalare una nuova iniziativa “Parlami di t(h)e" (ri-letture d’autore sorseggiando tè), presso ShaZa in Piazza Del Popolo ad Avellino. Anche questi appuntamenti con l'arte poetica sono a cadenza settimanale, e previsti durante i pomeriggi domenicali. A dare il via all'evento, domenica 12 novembre, ci ha pensato la poetessa Donatella De Bartolomeis con "Gocce di rugiada". Sono previsti altri tre incontri rispettivamente con, Emilia Bersabea Cirillo, Domenico Cipriano e Raffaele Barbieri, alle ore 18.
Tina Galante

 

Inaugurata la nuova sede
dell'Associazione Medici Generici

 

È stata inaugurata a Sturno, sabato 18 novembre, la nuova sede dell’Associazione Cooperativa di medici generici dell’Asl Av1. Il presidente dell’associazione, Giovanni Rizzolo, auspica che la nuova dimora diventi «La casa comune per tutti i sanitari dell’Alta Irpinia». Dunque, non solo medici, ma anche personale infermieristico, farmacisti ed altro. L’incontro di questa mattina è servito anche per presentare il Corso di formazione per l’informatizzazione della Cartella Clinica, della durata di 3 giorni. Il corso è regolarmente accreditato presso il Ministero delle Sanità ed equivalente a 16 crediti formativi; è previsto, oltre alla giornata odierna, per il 2 e il 16 dicembre 2006. L’Associazione, nata nel 1997, vanta l’iscrizione di circa il 60% dei medici generici dell’Asl Av1, e si pone come obiettivo la costituzione di una rete programmatica ed informativa tra i medici ed i sanitari a vari livelli. Tra gli scopi della cooperativa primeggia quello di offrire ai cittadini un servizio migliore, tenendo conto delle giuste istanze del territorio. La rete tra i vari operatori del sistema sanitario poggia sulla coordinazione delle varie offerte mediche, in modo tale da assicurare all’utente il miglior servizio, soprattutto, in caso di emergenza. Nel 1999, l’organizzazione di medici ha raggiunto un traguardo di cui si parlò in un articolo del Corriere della Sera: l’Asl Av1 risultò essere la più informatizzata d’Italia, grazie a quella serie di interventi promossi dall’Associazione stessa. Angelo Rossi e Saverio Genua, entrambi membri del Cda della cooperativa, tuttavia, lamentano la scarsa sensibilità da parte della vecchia direzione dell’Asl Av1 nei confronti dell’attività cooperativistica. Tale mancanza di dialogo è sfociata nel mancato riconoscimento dell’organizzazione da parte delle Istituzioni preposte e nell'avvio di numerosi contenziosi. In occasione dell’inaugurazione della nuova sede, Antonio Cipriano, presidente provinciale Casartigiani di Avellino, ha dato il proprio sostegno e la piena solidarietà all’iniziativa. Il presidente Rizzolo e i membri del Cda, Genua e Rossi, hanno indirizzato una richiesta a Giordano, nuovo Direttore Generale dell’Asl Av1, auspicando una maggiore attenzione nei confronti dell’associazione cooperativistica presente con successo su tutto il territorio nazionale e penalizzata, per anni, in Alta Irpinia.

 


  .:Scuola:.

La "dolce vita" conquista Doichlanda

 

In occasione del 50° Anniversario della firma del patto di reclutamento di manodopera tra Italia e Germania è stato ospitato ad Avellino il regista Giuseppe Gagliardi, autore del documentario “Doichlanda”. L’incontro, che fa parte delle iniziative organizzate dall’Acit (Istituto di Cultura Germanica) di Avellino, si è tenuto giovedì primo dicembre nel Liceo Europeo "Pietro Colletta". Al seguito della proiezione del film c’è stato un interessante dibattito moderato da Marion Meier. Nel corso del dialogo a più voci è emersa la presenza di pregiudizi, ancora radicati nei confronti del popolo tedesco, reo di aver preso parte attiva all’Olocausto. La preoccupazione maggiore consiste nell’osservare che tale fenomeno riguarda i giovanissimi. Probabilmente, dovrebbero essere rivisti i criteri di scrittura dei libri di testo scolastici. Non è possibile che, a distanza di oltre un cinquantennio, ancora si debba sostenere il presunto razzismo e freddezza del popolo teutonico. Si tratta di una generalizzazione priva di fondamento. Il documentario di Gagliardi, in ogni modo, aiuta a riflettere perché propone storie di italiani emigrati in Germania, e perfettamente integrati nel tessuto sociale. Di diverso tono, invece, solo l’ultima testimonianza rilasciata da due ragazzi che sognano il rientro in Italia, e lamentano comportamenti razzisti dei tedeschi, preferendo a loro la compagnia dei turchi. Il primo aspetto ha creato una sorta di tacito fastidio, come se non fosse possibile per gli italiani poter convivere pacificamente con i tedeschi. In questo clima come si può pensare di costruire una società fondata sul pluralismo e sulla tolleranza? Come si può pensare di poter convivere pacificamente con l’altro, con il diverso da sé? Tutto questo ed altro è “Doichlanda”, un viaggio musicale libero da clichè, che non vuole scoprire o dimostrare nulla, tranne quello che è. Questa esplorazione racconta solo un piccolo scampolo dell’emigrazione di seconda generazione, cioè quella di natura enogastronomica avviata intorno agli anni ’80, e ben diversa dalla prima grand’ondata di migrazioni provenienti dall’Italia meridionale e dirette verso i grandi agglomerati industriali dell’Europa settentrionale. Se c’è qualcosa da imparare, dal procedere verso il cuore dell’italianità all’estero, è la capacità di aver conquistato tutti con il proprio stile di vita, unanimemente riconosciuto tra i migliori del mondo, e noto sotto il nome di “dolce vita” come da felliniana memoria. Non a caso al lungometraggio è stato riconosciuto il "Premio Speciale della Giuria" del Torino Film Festival 2003 per «l'apparente leggerezza e la profondità di sentimenti con cui racconta come una musica popolare possa farsi mediatrice di tolleranza e persuasione nel contesto aspro dell'emigrazione». Doichlanda è, inoltre, il viaggio di una band, “Il parto delle nuvole pesanti” che propone una musica di propria produzione, radicata nelle sonorità della tradizione meridionale, e calabrese in particolare. Emozionante e trascinante è il ritmo di “Onda Calabra”, il brano che chiude il documentario.
Tina Galante

 

 


RISCOPRIRE IL RITO DELLA TAMMORRA

 

San Potito Ultra (Avellino) – La millenaria arte della tammorra si riscopre in Irpinia. Un gruppo di giovani del comune dell’hinterland avellinese ha organizzato un imperdibile corso di danza e percussioni mirato ad apprendere tutti i segreti dell’antica arte campana, che nel corso degli ultimi anni è stata sempre più contaminata da altri generi, quasi fino a perderne il senso e lo spirito originari.Grazie al maestro di tammorre di Pomigliano d’Arco, Bruno Senese, la vera tammorra, quella basata sull’originale tradizione della Campania e in particolare dell’area vesuviana - il ballo e la musica legati al culto delle Madonne e delle Antiche Dee - viene studiata e riprodotta in tutte le sue forme più suggestive.Durante le lezioni verranno apprese le tecniche di danza e percussioni provenienti dalle antiche tammurriate di Terzigno, Pomigliano d’Arco, dell’Agro Nocerino Sarnese, di Giugliano, Pagani, Maiori e altre ancora.Il “Corso di Tammorre” di San Potito Ultra, giunto quest’anno alla sua terza edizione, non ha fini di lucro. Le lezioni si tengono ogni lunedì a partire dalle ore 20.30 presso il centro sociale “De Cristofaro” di San Potito Ultra.Le iscrizioni sono ancora aperte.Chiunque voglia avere informazioni può contattare i numeri 340/5289325 (Roberto), 338/1606801 (Mario) oppure inviare una e-mail all’indirizzo tammorreasanpotito@libero.it.

 

 

 


Casalbore - Chiude con successo il VII Congresso Nazionale Ks

 


 

Coniugare interesse scientifico e rilancio turistico dell’Irpinia è possibile. Sì è mostrata vincente, difatti, la formula adottata da Maria Antonietta Fusco, responsabile scientifica del Centro Studi e Ricerche Ks che, per quest’anno, ha voluto trasferire l’abituale Congresso Nazionale della Ks da Mercogliano a Casalbore, con la piena volontà di creare una vetrina internazionale delle bellezze della nostra terra. L’evento si è concluso questa mattina (domenica 10 settembre 2006) tra l’entusiasmo e la soddisfazione degli organizzatori. Nell’intercalare tra gli interventi congressuali, la delegazione di circa un centinaio di medici provenienti da tutto il mondo, in particolare dalla Germania, da Cipro, dalla Grecia e dall’Australia, ha approfittato per seguire il tratto irpino del Regio Tratturo con qualche puntatina nel vicino Sannio. La giornata che ha riservato maggiori emozioni è stata quella di venerdì, quando gli improvvisati turisti hanno visitato Zungoli. Lungo il percorso hanno incrociato i Cavalieri della Transumanza partiti da Pescasseroli e diretti a Candela; ad attenderli il primo cittadino Antonio De Luca che ha fatto gli onori di casa e ha consegnato il numeroso gruppetto nelle mani di una bella guida turistica. Mete del percorso, il Castello attualmente posseduto dalla famiglia Susanna, purtroppo chiuso al pubblico e visibile solo dall’esterno, le tipiche case pontili, le caratteristiche caverne scavate per esigenze abitative e, infine, il Convento di San Francesco con coro ligneo del 1792 decorato da magnifiche sculture allegoriche. Il Convento, per volontà dell’Amministrazione Comunale, si sta trasformando in albergo e luogo di rifugio dallo stress cittadino. E’ proprio in questa magnifica ed accogliente struttura che hanno alloggiato i Cavalieri della Transumanza in tappa a Zungoli. Nel cortile del Convento, le delegazioni dei medici hanno assaggiato i prodotti tipici del luogo, per molti di loro assolutamente sconosciuti. Insomma, l’Irpinia è piaciuta e molti contano di tornarci. È il caso di dire che la scienza fa miracoli. Con le bellezze naturali di una terra per certi versi acerba e selvaggia, in questi giorni si continua ad esportare, anche il genio degli irpini. La Fusco, infatti, è un medico cardiologo sedotta dalla posturologia al punto di aver brevettato un “metodo” che si sta diffondendo a macchia d’olio in tutto il mondo. Ne è letteralmente entusiasta Gregor Pfaff, ortopedico in Monaco di Baviera. «Nel campo dell’ortopedia è una novità – ha dichiarato il medico tedesco – perché è un sistema conservativo delle correzioni ottenute con terapia manuale e assolutamente non invasivo. La correzione si ottiene tramite un plantare che stimola continuamente il sistema nervoso. Ma le soddisfazioni maggiori – continua Pfaff – le testimoniano i pazienti. Circa l’85% manifesta, infatti, uno stato di benessere con un guadagno del 25% rispetto alle terapie tradizionali». Anche il chirurgo della colonna vertebrale Panagiotis Soukakos di Atene è stato conquistato dal metodo Fusco: «Questa filosofia del plantare – ha riconosciuto l’ateniese – si fonda su solide basi scientifiche e rappresenta un’autentica innovazione nel trattamento conservativo del paziente». Il Congresso non ha attirato soltanto l’attenzione dei medici ma anche di altre categorie professionali. Tra i relatori si è distinto Marco Avaro, ingegnere meccanico inventore di uno strumento diagnostico capace di abbattere drasticamente le spese di diagnosi. L’apparecchio che ricostruisce tridimensionalmente il movimento umano sarà distribuito dall’azienda irpina Ks. Apprezzamenti per il successo del Congresso sono giunti dal presidente provinciale Casartigiani, Antonio Cipriano che ha riconosciuto alla Fusco, segretario provinciale della stessa Federazione, il suo impegno nel promuovere la terra irpina e soprattutto nel diffondere i suoi prodotti artigianali di alta fattura e qualità. L’appuntamento con il Congresso Ks Italia è fissato per l’anno prossimo, sempre, alla riscoperta dei valori e delle radici del popolo irpino.
Tina Galante

 

 

 


  .: Eventi:.

Le prospettive per la montagna italiana al centro degli Stati Generali della Montagna, congresso nazionale che si è tenuto a Torino e che si è chiuso con un forte appello lanciato dall’Uncem - Unione Nazionale Comuni, Comunità, Enti Montani - al Governo.Sotto i riflettori l’importanza delle aree montane e la necessità di valorizzare le economie della montagna e l’associazionismo sul territorio, anche alla luce dei dati che il Censis sta fornendo sul PIL, secondo cui il valore aggiunto della montagna è aumentato dal 1999 al 2003 percentualmente dell’11,8 per cento a fronte di una media italiana del 6,5 e l’incidenza sul PIL nazionale è passata dal 16,1 del 1999 al 16,8 del 2003. Presente all’importante iniziativa il presidente della Comunità Montana Terminio Cervialto, Nicola Di Iorio, anche in qualità di componente del Consiglio Nazionale dell’Uncem.“L’attuale momento – afferma Di Iorio – è caratterizzato da una serie di incertezze circa il destino dei territori di montagna e degli unici enti che ne rappresentano l’interesse. Già in passato il Governo Berlusconi aveva cercato di minare il sistema di rappresentanza dei territori montani, ma la risposta fu chiara a tal punto da costringere il Governo a rivedere le proprie posizioni. La Finanziaria odierna, pur presentando spunti positivi circa l’incompatibilità di coesistenza tra Unioni di Comuni e Comunità Montane, si pone sul crinale dell’indecisione. E’ lo stesso sistema delle Comunità Montane che oggi chiede a gran voce di dare vita ad un serrato confronto con il Governo e con le altre associazioni rappresentative degli enti locali, Anci e Upi. Vi è la consapevolezza di non volersi rinchiudere all’interno di una logica di difesa dello status quo, ma di affrontare in campo aperto le tematiche dell’innovazione, dello sviluppo e dell’applicazione di un concetto ritenuto fondamentale, quale quello della sussidiarietà. La presidenza nazionale dell’Uncem, nella persona di Enrico Borghi, ha saputo cogliere gli aspetti che più interessano i soggetti protagonisti della vita in montagna, ma ha anche saputo porsi in maniera costruttiva e propositiva rispetto ad una chiusura mostrata da alcuni ministri di questo Governo che, in tutta evidenza, non hanno compreso pienamente la necessità di valorizzare il territorio della montagna italiana. Sono convinto che dagli Stati Generali della Montagna che si sono appena conclusi, l’intero sistema di rappresentanza montano ne sia uscito rafforzato, soprattutto sul piano dell’impostazione programmatica e dell’aumentata consapevolezza circa l’importanza del sistema montagna per lo sviluppo del Paese. Se queste convinzioni saranno fatte proprie dagli esponenti più avveduti dell’attuale Governo, rispettando impegni istituzionalmente assunti, sarà più facile avviare un sereno confronto nell’ambito del nuovo Codice delle Autonomie”.

 

 


  .:Provincia:.

Samuel Wisternoff, in arte Sj Esau si aggiudica nonsolorock 2006

 

Una grande nona edizione, presenze da tutto il centrosud... con la formula free camping riuscitissima: circa 80 tende nei tre giorni, per una media di 2000 persone al giorno, tranne venerdì 30 giugno (c'era la partita Italia - Ucraina), con qualche presenza in meno. Tutto alla grande... l'intelligenza della Giunta Izzo ha dimostrato sul campo le sue buone ragioni, le motivazioni per cui ha puntato e catturato nonsolorock festival per tutta la durata del mandato. Samuel Wisternoff viene da Bristol, patria del trip hop, ma suona tutt'altro genere di cose. La sua one-man band mette il folk in loop e la psichedelia nella centrifuga digitale lo fi, parte dall'Incredible String Band e i Pearl Before Swine (che magari nemmeno conosce), ma anche da Johnny Cash e da Captain Beefheart (che invece conosce bene e ama) per arrivare a Badly Drawn Boy, Jim O'Rourke, cLOUDDEAD, Hüsker Dü, Sonic Youth, Matt Elliot, Daniel Johnston, Papa M, Lambchop. Era piaciuto a John Peel, uno che se ne intente. E' passato dalla Valle Caudina, è piaciuto anche a noi. E' lui mister nonsolorock 2006: il rock c'è, anche se (con)fuso con le sue radici folk, stralunato, anzi lunatico. Come tutti noi. Federico Vacalebre


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  .:Appuntamenti:.

 

NISIDA (rock revival a partire dai '60)
Francesco Illiano - voce e chitarra
Francesco Albano - chitarra e cori
Luigi Caiazza - piano e cori
Diego Iannaccone - basso
con la partecipazione straordinaria
di Lorenzo Petruzziello (batteria)
Venerdì 2 febbraio
Lounge Cafè "Hi-Road"
Centro commerciale TuKa via Cannaviello, 69
Avellino Start 22:00
Sabato 3 febbraio"VELVET KISS" discopub
II trav. via Appia, 38
(angolo farmacia S. Rita)
Atripalda (Av)Start 22:00
info line 347.3317217

 

Domenica 4 febbraio alle ore 19.00
'AtmoSpheres'presso Sala da Tè ShaZa Piazza del Popolo 18 Avellino con l'anteprima dello spettacolo "1980 - cronaca tragicomica di un anno", di e con Paolo Capozzo

 

Avellino
Quotidianamente performance tra poesia e teatro. Tutti i giovedì dal 9 novembre 2006 all'8 febbraio 2007 presso Gusto Via Amabile ore 21

 

 

 

  .:Il Vaso di Pandora:.

 

  .:Repubblica.it:.

 

  .:Il cinema visto da me:.

 

Il Mercante di pietre,
invito all'odio religioso

 

Ho provato un profondo senso di delusione dopo la visione de Il mercante di pietre. Mi sono chiesta se il soggetto fosse stato scritto a quattro mani da Calderoli e dalla buonanima della Fallaci. Il regista Martinelli mostra subito di essere sadico verso il pubblico. La sua intenzione è di proiettare gli effetti del terrorismo nel quotidiano dello spettatore e non esita a propinare scene di violenza gratuita al solo scopo di spaventare lo spettatore. Lo stesso protagonista è il supersistite di un attacco terroristico all'Ambasciata americana. In quest'ottica gli Stati Uniti d'America sono percepiti come vittima, in un processo di semplificazione unidirezionale della complessità del fenomeno terroristico che ripete all'infinito l'amore dell'Occidente per ogni tipo di dualismo, in questo caso di natura etica: da una parte il Bene, dall'altra il Male. E il male è l'Islam. Il regista pone l'accento esclusivamente sull'aspetto religioso e culturale del conflitto in atto, senza mai indagarne le dinamiche socio-economiche e non manca di sottolineare l'inferiorità della cultura islamica colpevole di discriminazioni verso il mondo femminile, dimenticando di citare che tali atteggiamenti sono maggiormente esasperati nei paesi alleati degli Usa come l'Arabia Saudita. A dire il vero c'è un solo passaggio in cui si ammette che il terrorismo non si innesta sugli insegnamenti dell'Islam, ma passa del tutto inosservato, tanto è il materiale che conduce inevitabilmente alla condanna di un'intera civiltà. Anche la storia d'amore, che potrebbe rappresentare l'unico momento salvifico del lungometraggio, sembra estranea alla fabula, come se vi fosse stata introdotta forzatamente. E la figura della donna occidentale ne esce sminuita e ridimensionata. In fondo il vero maschilista è proprio l'autore. Molto più maschilista dei musulmani. La donna occidentale è stupida, si fa raggirare e diventa inconsapevole ambasciatrice di morte. La donna occidentale rinuncia alla famiglia, rinuncia a curare il proprio consorte gravemente mutilato per inseguire un sogno d'amore con un musulmano, e non è capace di comprendere che l'Islam la sta immolando. Ecco è stupida... Chissà perché mi viene in mente Eva. Un film banale, scontato e fortunatamente non pericoloso come il regista avrebbe auspicato.

 

Volver,
il trionfo della matriarcalità

Non starò a ripetere ciò che è stato detto e stradetto sullo stato di grazia del regista e della Cruz, sulla somiglianza di quest'ultima alla Loren. Ciò che mi ha colpito profondamente di Volver è la "leggerezza" nell'affrontare temi scabrosi quali l'incesto, l'omicidio, la morte. Ho assaporato il film dall'inizio alla fine, e mai c'è stato un momento di pesantezza. Su tutto ha prevalso l'attenzione per i dettagli e l'acutezza dei dialoghi. Leit motiv del film, non difficile da indovinare per chi conosce Almodovar, è l'idea della matriarcalità. Volver è donna al 100%. Allo spettatore si dischiude davanti un universo femminile intessuto di complicità, di arte dell'arrangiarsi, di amicizie profonde tali da garantire il silenzio su fatti impronunciabili. Il mondo femminile ne esce promosso a pieni voti abbracciando un arco generazionale ampissimo. Volver è il trionfo della matriarcalità. L'umanità femminile si ribella ad un mondo ipocrita più propenso a credere all'esistenza dei fantasmi piuttosto che ad ammettere l'accadimento di un fatto reale e grave come l'incesto. Almodovar ha presentato un capolavoro. Grande la Cruz, e bella come non mai.

 

Trainspotting:
nichilismo senza rivoluzione

Finalmente sono riuscita a vedere Trainspotting. Ci tenevo particolarmente da quando avevo letto la citazione del monologo iniziale. Con queste premesse, per me, aveva tutta l'aria di essere un film rivoluzionario. E invece...Film sicuramente "forte" nella descrizione degli aspetti più deprimenti dell'esistenza umana...una sorta di "senza censure" sul livello di bassezza sino alla quale è capace di ridursi il genere umano. Il film, dai propositi iniziali, percorre una sorta di "via di fuga" dal sistema, ma si tratta di una fuga monotematica che si orienta all'annullamento fisico e morale dell'individuo. In questo caso, il mezzo scelto è l'eroina. Sembrava un film rivoluzionario, invece è solamente "nichilista", in perfetto stile postmoderno. Il messaggio terribile che si evince dalla visione completa del film è, infatti, l'assoluta mancanza di speranza che si traduce nell'impossibilità dell'indiduo di vivere al di fuori del sistema. Volenti o nolenti ci si deve vivere dentro e non se ne esce nemmeno nella bara. Ad ogni modo il film è sicuramente da vedere. Non è un capolavoro ma descrive bene l'angoscia esistenziale in cui si dibatte, in questo stralcio di tempo caratterizzato dalla recessione economica, l'ignava umanità.

  .:Guest Box:.

 

 

 

 


  .:Contenuti:.

 

 


  .:Credits:.